PFO

Una mamma fortunata

Mi chiamo Francesca , sono una libera professionista nel campo del marketing e mamma di tre figli.

Il mio problema, il PFO ( forame ovale pervio), un “buchino” in mezzo ai due atri ( il sangue non ossigenato va in circolo con il sangue ossigenato) è congenito.

PFO

Ho avuto diversi sintomi durante la vita, ma il più importante che ha dato il via a tutti gli accertamenti, è avvenuto nel 2013: un TIA (attacco ischemico transitorio). Questo attacco è iniziato con un forte mal di testa, appannamento della vista e impossibilità di muovere la parte sinistra del corpo.

Al pronto soccorso mi hanno detto che era solo stress o una crisi di panico. Sono stata ricoverata una settimana e mi hanno fatto degli esami standard.

Grazie all’insistenza di una mia cara amica neurologa mi hanno fatto fare un esame, l’ecocolordoppler transcranico, per verificare se arrivavano bolle d’aria alla testa. Questo esame ha accertando l’esistenza delle bolle, ipotizzando un PFO medio grande.
Nonostante questo risultato mi hanno messo in dimissioni protette per un mese indicandomi tutte le indagini strumentali che avrei dovuto fare per mio conto. Inizia il calvario.

Ho visitato molti ospedali di Roma e visto tanti cardiologi. Tutti gli specialisti che ho incontrato, dall’illustre luminare in cardiologia all’amico fidato dell’amico, mi davano  lo stesso verdetto: ero troppo giovane per avere un problema cardiaco importante e, visto che ero madre lavoratrice, la mia era solo stanchezza. Inoltre mi evidenziavano il fatto che una buona percentuale della popolazione italiana ha un PFO e vive senza problemi non scoprendolo mai.

La gran parte di questi medici dopo un colloquio verbale si limitavano a un elettrocardiogramma senza neanche visitarmi.

Intanto i sintomi erano debilitanti: forti mal di testa localizzati sopra gli occhi, annebbiamento della vista, tachicardia, affaticamento eccessivo, forte incapacità di compensare a seguito di uno sforzo, e, sempre a seguito di uno sforzo, forti mal di testa, disorientamento e nausea.

Finalmente una persona  mi indirizza dal cardiologo dott. Massimo Romano. La prima visita con lui è durata tantissimo: mi ha posto domande pertinenti, mi ha ascoltata. Voleva sapere chi ero prima di capire cosa avessi, voleva farsi un quadro generale della persona che aveva davanti.

Mi sono resa subito conto che non ero un numero, che non ero più sola a combattere per la mia saluta, che con lui non dovevo impegnarmi ad essere credibile, perchè lui riconosceva il mio malessere al di là della mia vita frenetica.

La sua visita fu approfondita e accurata e subito ha accertato un problema cardiologico. La mia fiducia è stata totale e immediata. Il dottore ha anche capito e accettato che io non volevo essere una paziente passiva, ma avevo bisogno di spiegazioni e di capire tutto quello che succedeva. Infatti non mi ha mai mentito: per anni, nonostante la terapia, mi diceva che ero a rischio continuo, che le medicine non erano sufficienti che dovevamo percorrere altre strade.

Dopo anni di grandi malesseri, paure e trafile burocratiche finalmente un giorno il Massimo mi ha comunicato che esisteva la possibilità di chiudere il mio “buchino” in endoscopia a Bologna. Ho accolto subito la proposta e piena di paura, rassegnazione e speranza sono partita.

Il buchino tanto “ino” non era, era di 25 mm, appena al limite per intervenire in endoscopia. Come mi ha detto il cardiologo che mi ha operato, la mia aspettativa di vita, con quelle premesse, non sarebbe stata molto lunga.

Nel video sottostante si vede l’intervento in endoscopia dove si evidenzia la grandezza del PFO e il passaggio del sangue tra un atrio e l’altro.

Il percorso per me, i miei figli e i miei cari è stato lungo e faticoso e non sempre accompagnato dalla speranza.

Oggi sto bene, faccio i conti con i problemi fisici che tutto questo mi ha lasciato, ma mi ritengo una donna fortunata ad aver incontrato un medico che ha saputo ascoltarmi.

Io ho dato fiducia a Massimo, perchè lui è stato il primo a darla a me, come paziente e come donna che voleva stare bene. Devo a Massimo la fortuna di poter crescere i miei figli.

Purtroppo tutto questo percorso mi ha lasciato una profonda sfiducia medici. Sono una paziente molto difficile e, sia per me che per i miei figli, sono disposta a cambiare molti medici finchè non trovo quello che mi ispira fiducia, il medico che veramente è capace di ascolta come Massimo.

Ho deciso di condividere la mia testimonianza, perché vorrei essere d’aiuto alle donne, alle mamme come me che non sono state ascoltate e supportate dai medici. È importante ascoltarsi e darsi fiducia e cercare chi sappia ascoltarti e darti fiducia.

Francesca Guglielmi

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