sostegno emotivo

L’importanza del sostegno emotivo da parte del medico

Incontrai il Dott. Romano, se la memoria non mi inganna, oltre 20 anni fa.

Iniziammo con mia mamma, piccola donna fragile e tanto emotiva, dal cuore grande che però dava un po’ di problemini. Ci rivolgemmo a lui, giovane medico sempre con la battuta pronta a spazzare via ogni timore, per una diagnosi che all’epoca non fu del tutto negativa.

Cominciammo a  chiamarlo per nome, perchè con gli anni la confidenza e la fiducia aumentarono talmente tanto che le formalità sembravano inutili. Il rapporto informale non fu motivato dalla mancanza di rispetto ma proprio dalla gratitudine di averlo incontrato e dalla sensazione che fosse uno di famiglia.

Con il suo sostegno emotivo, il suo sorriso e la sua grande professionalità affrontammo i problemi di salute di mia madre e  si risolse tutto nel migliore dei modi. Ancora oggi le ripete sempre:  “il tuo piccolo cuore batte alla grande!”

Poi un giorno di tanti anni fa, il mio sesto senso mi spinse a far controllare mio papà, diffidente verso i medici e i controlli in generale.  Con la scusa di accompagnare mia madre a un controllo, portai anche mio padre e mio marito prenotando a loro insaputa. Quel giorno, come poi non accadde mai più, io non andai con loro. Quando tornarono e li vidi capii subito: il loro cuore non andava molto bene.

Infatti, nel corso degli anni entrambi furono operati sotto la supervisione del nostro Massimo, che ci segui sia  dallo specialista chirurgo che all’ospedale che durante le cure successive. Il suo sostegno emotivo non ci è mai venuto a mancare.

La stima e la fiducia ormai erano profonde e le sue parole ci rassicuravano. Tutti insieme, durante le visite, ridevamo delle nostre disgrazie di salute, ma, allo stesso tempo Massimo aveva sempre un occhio di riguardo per le nostre paure e le nostre incertezze.

Attraverso le sue parole sempre appropriate, la sua grande umanità nel rapportarsi col paziente che a volte non è proprio così paziente (come mio papà), lui è riuscito sempre a rasserenarci.

Anche con mio marito che non è mai stato un uomo dalle tante parole, Massimo è riuscito a trovare un modo per comunicare e instaurare un rapporto di fiducia.
Mio marito subì un’operazione importante, ma sotto la  guida professionale del dottore e grazie al suo supporto emotivo, siamo riusciti ad affrontare l’intervento serenamente.

I controlli da Massimo erano sempre positivi e rassicuravano noi famigliari, ma non mio marito che, nel frattempo, aveva perso il lavoro ed era caduto in depressione.

Il sostegno emotivo e le belle parole di Massimo piene di speranza e di positività lo spronarono  ad andare avanti e a combattere anche per il bene dei nostri figli.

I controlli successivi di mio marito non andarono bene, ma Massimo ci rimase vicino anche con il cuore e combatté con noi le nostre battaglie.

Ecco questo è il nostro Massimo.  Quando entri nel suo studio ci entri col sorriso anche quando stai attraversando un cammino lungo. Avrai sempre la sua pacca sulla spalla e il suo sostegno emotivo. Questo serve sia al paziente che al parente del paziente che dovrà affrontare insieme il percorso a volte difficile.

Nel frattempo mi sono ammalata anche io. Il destino ha bussato due volte alla mia porta in otto mesi e Massimo mi ha supportato e incoraggiato a non perdere la speranza. Il mio percorso non è stato semplice, dovevo infondere coraggio a  tutti e in più portare anche la mia croce. E vi dico che ho fatto tutto il possibile e a volte anche l’impossibile. Quando la vita però decide per te non puoi farci nulla.

Massimo negli anni è diventato un punto di riferimento importantissimo, infatti, quando mio padre fu vittima di un brutto male, non legato al cuore, fu lui a starmi vicino e a consigliarmi. I miei famigliari furono informati solo dopo due anni delle condizioni di papà. Quando fui costretta a comunicare le condizioni di mio padre ai nostri cari mi rivolsi a Massimo.

Ricordo molto bene che lui mi parlò al telefono piano piano, con parole dolci. Le parole di Massimo erano parole di chi sa cosa vuol dire la “Sofferenza”.

Mio padre volle andare a salutare e ad abbracciare Massimo per l’ultima volta. Non li dimenticherò mai gli occhi di Massimo quel giorno, parlammo con lo sguardo e poi mi regalò un attestato di “CAVALIERE” e vidi ridere mio papà di nuovo come non faceva più. Quando Massimo lo salutò gli disse “Stammi bene” e mio papà gli rispose con un filo di voce: “sicuro…alla prossima!” Poco dopo un mese mio padre ci lasciò . Quando Massimo lo seppe mi scrisse :” Papà non poteva desiderare una figlia migliore!”

Quando rividi Massimo il suo abbraccio disse più di tante parole.  Il dolore era  ed è ancora tanto.

In questi momenti tanto difficili è importante avere  vicine  persone speciali come lui, che svolgono il proprio lavoro con il “cuore” perché non lo auscultano solamente ma lo sentono e se ne prendono cura.

Il suo intento è quello di curare le persone, no le malattie. Sarò sempre grata a Massimo  perché per noi c’è sempre stato.
E so che ci sarà sempre.

Daniela
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